Monday, July 31, 2006

The Switch/Il Cambio

Three, Two, One... Here we go.
Si cambia lingua. Ho deciso che ha piu' senso.
Quando sto la', sogno qua. Quando sono qua, la nostalgia kicks in.
Dovrei essere piu' preciso: non la nostalgia di casa, ma quasi. Romanticizzo l'estate toscana, dei colli e del mare... tutto quello che non posso avere qui.
Stare in America mi fa abituare all'idea di esser povero, mentre in Italia me ne dimentico. C'e' anche di mezzo l'estate, l'unico periodo in cui l'Italia e' sopportabile e romanticizzabile. Sogno di Ansedonia, e di tante belle estati passate laggiu'.
E penso di essere sul sedile posteriore a guardare la campagna tra Siena e Grosseto, mugolando canzoni tra me e me, fino a quando qualcuno protesta del rumore di fondo.
Curioso come tutti i ricordi piu' vividi degli scorsi 25 anni passati all'Argentario non includono ne'amici ne'famiglia... non sono mai andato da solo, ma quando davvero comunicavo col mare e con la terra ero sempre piacevolmente solo.
Da solo a passeggiare sulla Feniglia, a passare ore guardando i pattern che l'acqua bassa fa nella sabbia. Ore a filtrare la sabbia tra le dita delle mani.
Ore a guardare il promontorio lontano dalla terrazza di casa. Ricordo l'anno che mi rimandarono a settembre in tre materie. Tutta l'estate ad Ansedonia, col babbo e la mamma, ma sempre da solo, a far finta di studiare. E invece guardavo l'orizzonte del mare, mugolando e schioccando la lingua a ritmo. Alcuni giorni la vista era chiara, altri opaca di foschia.
Oggi, a Manhattan, ho fatto pace con l'estate americana. Sono uscito di casa verso le tre, e le strade erano attive ma pigre, inselvatichite di gente in ciabatte e spettatori fermi sugli scalini. Sono andato da Container Store, a comprare lampadine, che a casa si erano bruciate tutte insieme. Ma anche a vedere gente e a ripararmi dalla calura. Ma dopo cinque minuti, ero a disagio. Faceva quasi freddo, e la gente era inguardabile... un sacco di ebree con la parrucca. Anche la mia missione faceva acqua da tutte le parti... ero distratto da gruccie e barattoli. Non mi ricordavo che lampadine volevo.
Quindi sono uscito in fretta, e sulla porta il vento rovente mi ha accarezzato. All'inizio piano, poi piu' violentemente, la mia pelle ha reagito al clima caldissimo e ventilato. Ho girato l'angolo, sulla diciottesima, sorprendentemente deserta e mentre camminavo, strascicando i piedi verso casa, ho celebrato l'estate che quest'anno ho visto a malapena.
Fermo al semaforo della Settima Avenue, sorridevo di piacere.

4 Comments:

Anonymous Anonymous said...

mi sono commossa,..tantissimo,..

7:23 PM  
Anonymous Anonymous said...

NON VADO PIU' AL MARE..
ci sono luoghi che dal 30 5 2006 non riesco più a vivere, non per adesso, magari è lo stesso motivo per cui tu ti sciogli alla calura delle settima invece di ripartire qualche giorno per ansedonia..altrimenti devo pensare che non sei normale, come dice il ranallo..se torni prima che il freddo ci attanagli ti invito nella mia nuova umile e campagnola dimora, ci sono tute le sensazioni che descrivi, ricordi e desideri ma senza la linea del mare all'orizonte..

3:19 AM  
Anonymous Anonymous said...

immagino che la natura ti manchi vivendo a Manhattan.
Ti mandero' qualche foto della campagna toscana.

8:25 AM  
Anonymous Anonymous said...

la lontananza sai e' come il vento spegne i fuochi piccoli ma accende quelli grandi, quelli grandi, la lontananza sai e' come il vento che fa dimenticare chi non s'ama........
Baci I.

4:56 PM  

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